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Del ragionamento e dell'azione
POLITICA
23 aprile 2012
Esodati, esodandi ma non è vero che i pacta sunt servanda?
Due piccoli interventi su 2012.forumista.it.
Il link diretto è http://2012.forumista.it/viewtopic.php?f=19&t=1487330&p=1674531#p1674498

Il primo:
 

 MessaggioInviato: sab apr 21, 2012 00:06 pm 
Ho la sensazione di prevedere il futuro della storia degli esodati.

    Gli esodati che non raggiungono i requisiti saranno reimpiegati "ricominciando da zero anzianità di servizio" (a parte quella previdenziale calcolata contributivamente).
    Alle aziende che li assumeranno saranno garantiti incentivi così da farli costare meno dei precari.
    Si raggiungerà un ulteriore diminuzione del salario medio. 
    I lavoratori anziani smetteranno di guadagnare troppo dopo una vita di lavoro.
    Gli imprenditori avranno un nuovo modello di flessibilità in entrata con palleggiamento dei lavoratori esperti.
    Azzerati i vantaggi della riforma sulla riduzione di precarietà
    Si acuisce la concorrenza in basso, la classica guerra fra poveri.

Tutto perché si sono cambiate le regole dopo che erano stabiliti patti.

Allora, per essere corretti, il reintegro del lavoratore deve avvenire nella stessa azienda, alle stesse condizioni di impiego precedenti o che almeno questo ultimo punto sia rispettato. Però sempre gli incentivi ci saranno e i soliti pagheranno e i soliti la sfangheranno.

repubblica.it ha scritto:
LAVORO
Esodati, Fornero scrive ai sindacati
"Possibile anche il ritorno al lavoro"
In una lettera a Cgil, Cisl, Uil e Ugl il ministro propone "un primo incontro per ricercare soluzioni quanto più condivise". E come ipotesi di lavoro suggerisce quella di "offrire nuove opportunità occupazionali in funzione dell'auspicata ripresa economica". Camusso: "Si vuole prendere tempo".


ROMA - Per quei lavoratori che dovrebbero andare in pensione al termine di un periodo di Cig o di mobilità si potrebbe guardare in prospettiva anche alla possibilità "di offrire nuove opportunità occupazionali". Lo scrive il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, in una lettera inviata a Cgil, Cisl, Uil e Ugl in cui propone "un primo incontro per ricercare soluzioni quanto più condivise" alla delicatissima questione degli esodati. La missiva del ministro, che non individua una data, sottolinea il "comune interesse del governo e delle parti sociali" a "collaborare per rassicurare i lavoratori interessati, evitando incresciose incomprensioni e fraintendimenti". 

Negativa la prima reazione del segretario della Cgil Susanna Camusso: "Mi sembra che la lettera sia arrivata senza una data, temo che sia un modo per prendere ulteriore tempo invece che per dare risposte alle persone che attendono di sapere qual è il loro destino". Apre invece il leader dell'Ugl Giovanni Centrella: "Apprezziamo l'invito del ministro Fornero e siamo pronti a dialogare con lei per trovare soluzioni ai problemi dei lavoratori italiani". 

Nella lettera Fornero afferma che l'incontro "potrebbe costituire occasione utile anche per un esame delle ricongiunzioni onerose disposte dalla legge numero 122 del 2010". Ogni soluzione, comunque, precisa, dovrà essere ricercata "in un quadro di compatibilità finanziaria, ancor più imposta dalla persistente
situazione di difficoltà economica".

"Confido - continua la titolare del dicastero del Lavoro - che ove il lasso temporale che separa i lavoratori dalla pensione fosse ampio, non si debba ipotizzare solo il ricorso ad un accesso al trattamento pensionistico piuttosto che il prolungamento di integrazioni salariali, quanto lavorare anche nella prospettiva di offrire nuove opportunità occupazionali in funzione dell'auspicata ripresa economica così da evitare di disperdere professionalità utili". 

Nella lettera Fornero torna anche sulla questione di quanti siano gli esodati: "Sono dell'avviso che le incertezze e i dubbi siano stati determinati, in buona misura, dalla confusione tra platee ben distinte, i salvaguardati per i quali è prevista l'adozione del decreto ministeriale entro il 30 giugno 2012 e la platea del tutto diversa, dei lavoratori, per i quali, in base ad accordi collettivi stipulati entro il 4 dicembre 2011, fosse previsto, al termine di un percorso di fruizione di strumenti di integrazione reddituale (cig, mobilità), l'accesso al trattamento pensionistico". Relativamente all'ultima platea - afferma il ministro - "ho già avuto occasione di affermare che il governo sta valutando l'adozione di specifici interventi".
(20 aprile 2012) © RIPRODUZIONE RISERVATA



Il secondo:
 

MessaggioInviato: dom apr 22, 2012 23:34 pm 
Come si poteva immaginare, la soluzione è quella di far diventare gli "esodandi" categoria protetta. Fa anche rabbia pensare che lo stato e l'INPS non abbiano un quadro chiaro delle situazione dei cittadini di questo Paese nel XXI secolo, roba da far ridere.

Così di certo saranno rispettati i punti del post precedente.
Bassi stipendi, agevolazioni alle imprese (e quelle che si sono "liberate dei dipendenti" non partecipano?), i vecchi esodandi che saranno davvero visti come nemici da qualche precario che rischia di perdere il posto. Altro che ricomposizione della frattura generazionale.

Stupisce che non si sia ancora capito che i soldi per il welfare sono indispensabili per la sopravvivenza di tutti, di tutta la società, che non sono sprechi. Manca quel concetto a lungo propagandato che lo stato debba comportarsi come un buon capo famiglia che sa mettere da parte ciò che serve alla famiglia. Invece c'è sempre qualche componente della famiglia che è egoista e vuole troppo per sé. Tutto questo senza dimenticare le responsabilità personali di tutti, nel non voler essere carico per il resto della società.

repubblica.it ha scritto:
DOSSIER
Esodati, decreto per sciogliere il nodo
corsia preferenziale garantirà il ritorno al lavoro
Copertura assicurata solo per 65 mila, mentre i tecnici ragionano su una platea "virtuale" di oltre 200 mila persone a rischio dal 2013. Tornerebbero ad avere un posto per il tempo necessario ad avere i requisiti per la pensione. Il ministero potrebbe trasformarli in "categoria protetta"
di PAOLO GRISERI


Come si esce dal labirinto degli esodati? Soprattutto, quanti sono gli "esodandi"? Se il primo termine era già brutto, questo secondo è orribile. Ma non sembra esserci un modo diverso per definire coloro che oggi sono in mobilità e domani potrebbero diventare esodati, cioè privi sia della copertura della mobilità, sia della pensione. Con la nuova riforma previdenziale l'età pensionabile si è allontanata rendendo fasulli tutti i calcoli fatti negli anni scorsi con gli accordi su prepensionamenti e mobilità verso la pensione. Come se un ingegnere avesse progettato un ponte e dopo averlo costruito avesse allargato il fiume. Finora sono già caduti in acqua in 65 mila ed è per loro, gli esodati veri e propri, che il governo ha già trovato la copertura finanziaria per allungare gli ammortizzatori sociali fino all'inizio della nuova età pensionabile. Insomma, per loro il ponte verrà allungato fino a raggiungere la nuova riva. "E' da notare - sottolineavano ieri al ministero del Lavoro - che i 65.000 esodati sono formalmente senza pensione oggi, perché la riforma è entrata in vigore il primo gennaio scorso, ma concretamente lo saranno solo dal primo gennaio 2013, perché gli effetti del nuovo regime si fanno sentire solo dodici mesi dopo". Dunque gli esodati di oggi avrebbero cominciato realmente a bagnarsi nell'acqua del fiume solo a gennaio prossimo. Ma il governo gli ha allungato il ponte e non correranno questo rischio.

Risolta così 

la pratica del 65.000 esodati, resta da affrontare il tema degli esodandi. Quanti sono? Quanti, a partire dalla seconda metà del 2013, si troveranno senza mobilità e senza pensione? O dovranno allungare il periodo di versamento volontario dei contributi? Le stime dicono che i lavoratori oggi in mobilità verso la pensione dovrebbero essere circa 130 mila mentre versano contributi volontari in 200 mila. E' per questa platea che al ministero del Lavoro si sta studiando una soluzione. "Va premesso - dicono i collaboratori di Fornero - che si tratta di una platea virtuale, nel senso che nessuno sa quanti si troveranno effettivamente senza reddito in conseguenza dell'allungamento dell'età pensionabile". Lo Stato non sembra essere in grado oggi di garantire a tutti la copertura, l'allungamento del ponte già assicurato ai primi 65 mila. E' per questo che si sta studiando un decreto in grado di risolvere, almeno in parte, la questione.

L'idea di fondo è quella di favorire il ritorno al lavoro degli esodandi per il tempo necessario a riconquistare la riva della pensione. Un periodo lavorativo che dovrebbe durare due-tre anni. Il decreto potrebbe prevedere una sorta di corsia preferenziale per l'assunzione degli esodandi trasformandoli in una specie di categoria protetta anche con vantaggi per le imprese che li assumono. Quel che è certo è che gli esodandi non potranno tornare, se non in casi particolari, nel luogo di lavoro da cui sono usciti negli anni scorsi. Perché spesso la loro uscita dagli organici è stata contrattata dai sindacati con la stabilizzazione di giovani precari. Clamoroso il caso delle Poste dove nel 2009 migliaia di dipendenti sono andati in mobilità in cambio dell'assunzione dei figli. O quello della Fiat di Termini Imerese dove il piano di mobilità verso la pensione è stato firmato dal ministero dello Sviluppo economico negli stessi giorni in cui il mistero del lavoro decideva l'allungamento dell'età pensionabile. 

Al ministero del lavoro fanno osservare che, in ogni caso, gli effetti pratici delle decisioni si vedranno solo dal 2013 in poi. Ma a mettere fretta è il senso di insicurezza che torna ad attanagliare decine di migliaia di ex dipendenti ormai convinti di aver sistemato i conti con il loro futuro. Feste d'addio con gli ex colleghi, calcoli sul reddito familiare, tutto sembra andare in fumo di fronte alla prospettiva di un ritorno al lavoro sia pure per due-tre anni. Ed è questa insicurezza che rende urgente uscire una volta per tutte dal labirinto. 
(22 aprile 2012) © RIPRODUZIONE RISERVATA


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permalink | inviato da darwin il 23/4/2012 alle 0:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
21 aprile 2012
Perché non insieme ora?
Un mio intervento sul forum 2012.forumista.it (quel grande forum che fu www.ulivo.it ed ora non più perché così è stato incomprensibilmente scelto).

Per seguire tutto il discorso (MONTI NON CIPROVARE ... NEPPURE PER SCHERZO!)
 
Ora il mio intervento.

E io continuo a dire: Italiani Strana Gente.

Già avevo avuto sentore l'altro ieri ( viewtopic.php?f=19&t=1487415 ) che la situazione politica vede il disperato tentativo dell'ancient regime di prendere nuovamente in giro il popolo italiano e di lasciarlo in quella piccola, provinciale, vetusta, ammuffita realtà che ha contraddistinto il nostro Paese, sopratutto dal primo dopoguerra in poi, dopo lo spegnimento degli ardori rinascimentali e la fine della grande classe dirigente liberale e, di seguito, quella della sinistra e socialista.

Non so se quanto detto sopra è solo il velleitario tentativo revanscista del vecchio ex primo ministro o se in realtà anche la scelta di Monti non sia una scelta che, al di là del valore dell'uomo e di molti suoi ministri, sia incline a quell'anima orientata al pacato compromesso di democristiana memoria che mai si sognerebbe di essere dirompente rispetto a certi poteri costituiti e che sono stati il nerbo, oltre che l'oppressione, dell'Italia per molti anni.

Siamo intrisi di quei valori, valori compromissori ad ogni livello, in cui il minimo impegno della responsabilità personale, il minimo impegno cooperativo con il resto dei nostri connazionali, la ricerca dello sfruttamento più facile ad ogni scorciatoia nella vita segna pesantemente le vite di tutti.
Mi ripeto forse, si dice a Napoli: dove ci sono troppi galli non fa mai giorno, oppure è meglio ricercare un'analogia con la fisica laddove quando le parti sono troppo scoordinate fra loro, se si muovono convulsamente in modo individualistico e scoordinato, alla fine non vanno da nessuna parte ma restano sempre ferme. Come siamo noi italiani, sopratutto al Sud, sempre disposti a muoverci individualmente senza cercare alcuna cooperazione con gli altri, ad iniziare dal rispetto delle regole, ed a rimanere fermi nel grande ingorgo delle nostre vite. Con qualcuno che vola sulle nostre piccolezze con piccoli elicotteri, piccoli e modesti rispetto a quelli che si vedono in altre parti del mondo sviluppato.

Ovviamente non reclamo una guida forte e disciplinata, ma il trovare la capacità di essere uniti e cooperare per la ricerca di obiettivi di vita.
La guida forte e disciplinata nasconde sempre una forte entropia nella ricerca dei favori del potentello di turno, dei vari viceré e viceconte.

Voglio sperare che gli italiani una volta tanto non demandino, non deleghino ad altri, per pigrizia sociale innanzi tutto, la soluzione dei problemi, che si convincano che senza l'esercizio della responsabilità personale e sociale non potranno mai godere di una reale crescita.

Invito quanti (malgrado le difficoltà evidenziate da Gianni / Arlecchino) ci leggono e noi per primi a svolgere davvero un impegno per la conquista del futuro da parte dei cittadini di questo Paese.

Non c'è bisogno di un nuovo manifesto, ci sono tante realtà di messa in comune e partecipazione dei problemi delle nostre città e della nostra nazione, di analisi fatte e soluzioni proposte. Ci sono tante realtà che cercano l'affermazione vera della democrazia partecipata. Ecco saldare queste realtà, anche su questa grande piazza virtuale, e creare una possibilità fare evidenti le ragioni e la forza dei cittadini che non ne possono più, che vedono il resto del mondo con tanta delusione per la povera Italia, che facciano capire che non è tempo di vecchi archibugi e adattamenti ma è tempo di cambiare e per davvero.

E' un incitamento al coraggio di riprendere dal basso e ridare potere alle intelligenze, alla voglia di lavorare e costruire, alla voglia di nuova vera libertà presente in questo Paese.



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permalink | inviato da darwin il 21/4/2012 alle 17:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
7 maggio 2010
Crisi economica o crisi dello Stato moderno?
Dal Corriere della sera leggo l'ineressante editoriale di Pietro Ostellino.
LA CRISI GRECA PAGATA SOLO DAI CITTADINI

Cade in borsa anche lo Stato


Nessuno sembra essersi accorto che la situazione della Grecia è la sindrome della crisi dello Stato moderno. L’Unione Europea ha salvato la Grecia; che, ora, deve curare se stessa. Ma è qui che — al di là della contingenza greca— emerge, appunto, sotto il profilo storico e teorico, la crisi dello Stato moderno. Il quale, da un lato, è responsabile della disastrosa situazione finanziaria in cui si trovano anche altri Paesi dell’Unione Europea; e, dall’altro, è incapace di uscirne se non (ri)confermando la propria natura e i propri limiti.

Se lo Stato fosse, come dovrebbe, al servizio del cittadino, e non viceversa, la «cura» del governo greco dovrebbe consistere, soprattutto, nella cancellazione degli enti inutili, nella riduzione degli sprechi, nel contenimento della burocrazia, nella lotta alla corruzione e alle complicità politico- finanziarie. In una parola: nella riforma di se stesso.

Invece, saranno tagliati, con le pensioni, i salari, bloccati aumenti e assunzioni nella Pubblica amministrazione; aumentata l’età pensionabile — settori di spesa sui quali la politica aveva raccolto finora consensi, a scapito dell’equilibrio di bilancio — aumentata l’Iva e tassate una tantum le imprese. È lo Stato moderno che, adesso— dopo averne assecondato i vizi — divora i propri cittadini per salvare se stesso. Né, a temperarne le ambigue oscillazioni fra centralismo e individualismo, valgono le misure di liberalizzazione di alcune professioni, del mercato del lavoro e di settori protetti dalla concorrenza, le privatizzazioni e la vendita di proprietà pubbliche decise dal governo di Atene. È, se mai, l’illusione di contemperare l’eccesso di intermediazione pubblica — ormai insostenibilmente costosa — con parziali misure liberali che rischiano unicamente di favorire gli interessi organizzati invece di quello generale. La perpetuazione di un equivoco. Non una politica. Lo Stato moderno—nella presente situazione di contrazione economica — tende formalmente a (ri)proporsi come mediatore fra la pluralità di interessi in gioco, ma finisce col favorirne, di fatto, alcuni e penalizzarne altri, nella distribuzione delle scarse risorse.

Non è un caso, infatti, che, di fronte alla crisi economica mondiale, anche chi auspica la riduzione della pressione fiscale per rilanciare lo sviluppo abbia, poi, molte difficoltà a proporre una riduzione della spesa pubblica che ne dovrebbe rappresentare l’indispensabile premessa.
Quando il peso dell’apparato dello Stato ha raggiunto una certa massa critica, è pressoché impossibile ridurlo anche perché, in realtà, dietro all’affermazione dell’interesse generale esso nasconde gli interessi degli uomini che ne fanno parte. In tale contesto, la riduzione della pressione fiscale diventa inattuabile perché — come spiega bene la scuola di Public Choice— «se i governanti offrono beni pubblici in cambio di voti, gli elettori, dal canto loro, si comporteranno come consumatori razionali di tasse» (in Luigi Marco Bassani: «Dalla rivoluzione alla guerra civile – Federalismo e Stato moderno in America 1776-1865», ed. Rubbettino). Invece di ridurre tutta la politica europea a rapporti giuridici (il Trattato di Maastricht com’è o rivisitato), forse, andrebbe fatta una seria riflessione sulla crisi dello Stato moderno e della democrazia rappresentativa.
postellino@corriere.it

Piero Ostellino

07 maggio 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA
http://
www.corriere.it/editoriali/10_maggio_07/ostellino_3880cc2c-5991-11df-8cbf-00144f02aabe.shtml


L'appopriazione della ricchezza pubblica da parte del potere è un punto di sicura decadenza di un assetto politico, sociale ed istituzionale. Ovviamente nasconde il forte pericolo della morte de facto della democrazia.
Manca un termine della identificazione dell'azione di uno Stato moderno, quello di essere soggetto di guida politica anche di settori fondamentali della società che sono stati sottratti dalla guida politica anche se sono settori centrali di una polis (e pertanto non possono essere sottratti alla politica democratica).
Mi riferisco principalmente all'economia, che, nella visione liberista, viene sostanzialmente sottratta alla guida politica dei rappresentanti del popolo. Però essa resta una realtà fondante la polis e quindi viene in qualche modo gestita politicamente, ma non dai rappresentanti eletti in una democrazia. La guida dell'economia, quindi, scompare al controllo democratico e viene affidata totalmente a soggetti privati, che possono essere in contrasto di interessi con la collettività e su cui la collettività non ha possibilità né di controllo né di sempice visibilità.
E' un vulnus pericoloso della vita democratica e della possibilità di coesistenza civile, perché rende privatistici tutti i rapporti che attengono la sopravvivenza dei cittadini.
Quindi se il buon Tremonti è ridotto al rango di ragioniere del signor Brunetta, come è nella visione liberistica qui vista, se il perimetro della sua gestione (e del controllo democratico) è sempre più ridotto dalla privatizzazione dei servizi alla collettività, ogni buon Tremonti (e tutta la politica) gestisce solo quello che ha a disposizione, cioé i servizi pubblici ancora in gestione, quindi anche la relazione con l'elettore si ha solo attraverso la gestione di quei servizi e non della totalità delle cose (res) della polis. La Repubblica è così mutilata e ridotta a corte feudataria.
Chi avesse avuto la ventura di veder Exit stasera sulla 7 ha avuto un'idea di questo buco nero che mangia tutto il nostro futuro.
La riflessione sullo Stato moderno deve essere fatta ridifinendo il suo perimetro, o meglio restituendogli il naturale perimetro della Res Pubblica.

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permalink | inviato da darwin il 7/5/2010 alle 23:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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